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venerdì 15 novembre 2019  

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Cina nuova frontiera dello scenario vitivinicolo mondiale?
viaggio studio sive in cina: vini e mercati

Da tempo si sente parlare, non sempre a proposito, della Cina come “nuova frontiera” o comunque come paese emergente nello scenario vitivinicolo globale. Fedele alla sua tradizione di voler conoscere approfonditamente le principali realtà produttive del settore a livello mondiale, la SIVE (Società Italiana di Viticoltura e Enologia) ha quindi deciso di dedicare il tradizionale viaggio studio annuale alla scoperta dei vini e dei mercati d’oriente; l’obiettivo in base al quale è stato pianificato il viaggio era infatti duplice: da un lato conoscere i vini cinesi ed il loro livello qualitativo, dall’altro approfondire le dinamiche di quei mercati, per capire se la Cina costituisce un’ulteriore minaccia per le nostre produzioni, un nuovo pericolo concorrente che si affaccia sul mercato, o non rappresenta piuttosto una grossa opportunità di sbocco commerciale per le nostre (sovra)produzioni, dato l’enorme numero di potenziali nuovi consumatori. Al viaggio hanno partecipato 25 persone tra ricercatori, tecnici, operatori, imprenditori provenienti da numerose regioni italiane, oltre ad un giovane enologo portoghese, ad ulteriore riprova dello spirito di confronto a livello internazionale e della ricerca continua di aggiornamento che anima le iniziative SIVE.

Le tappe del viaggio sono state Hong Kong e Pechino. La sosta ad Hong Kong, regione autonoma che non ha perso le prerogative di quando era colonia britannica, grazie ad un seminario tenuto da JC Viens, esperto di marketing enologico dell’area Pacifico, e successivamente in seguito alla visita di Vinexpo Asia Pacific, ha permesso di constatare come la fascia alta di mercato e l’immagine di qualità siano ancora saldamente appannaggio dei vini francesi, con quelli australiani, cileni e statunitensi a battagliare invece per i segmenti più attenti alla relazione qualità prezzo. L’Italia insegue arrancando, insidiata dalla Spagna.

A Pechino, una serie di seminari presso l’Università di Agricoltura condotti da ricercatori dell’Ateneo e che hanno visto la partecipazione anche della locale delegazione dell’ICE, hanno invece fatto il punto sulla viticoltura cinese e sulle dinamiche di consumo del vino. La Cina ha una superficie vitata in limitata crescita ed una produzione di vino stimata intorno ai 6 milioni di ettolitri, che comprende un 20-25% di vino importato sfuso, principalmente dal Sud America. È stata invece smentita da tutti gli interlocutori incontrati la possibilità che la Cina diventi il maggior produttore mondiale di vino entro i prossimi 50 anni, come strillato ai quattro venti da uno studio inglese uscito la scorsa primavera, in quanto la superficie agricola disponibile è limitata, anche in una nazione così grande, e dunque la priorità è sicuramente quella di produrre cereali per nutrire la popolazione, piuttosto che vino per dissetarla.

Ha completato il programma la visita ad alcune cantine cinesi, che ha messo ulteriormente in risalto la “scuola francese” a cui fa riferimento l’enologia locale. Quasi il 90% della produzione è costituito da vini rossi, principalmente Cabernet, ma negli ultimi anni i bianchi, con lo Chardonnay a farla da padrone, hanno presentato un trend in crescita, oltre che risultati organolettici mediamente superiori ai rossi. Da sottolineare la squisita accoglienza ovunque ricevuta. Il viaggio, grazie anche ad alcune doverose visite più prettamente turistiche, è stato sicuramente un’ottima opportunità di arricchimento umano e culturale per tutti i partecipanti, che hanno potuto verificare direttamente come la Cina costituisca una gigantesca opportunità, piuttosto che una minaccia, a patto che ci si impegni attivamente per coglierla, sapendo investire in comunicazione e facendo lo sforzo di comprendere usi e mentalità locale, senza pensare che basti inviare un bancale di vino presso un distributore, conosciuto magari su internet, per aver successo in quel mercato.



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