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venerdì 22 marzo 2019  

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Agroindustria: la UE allenta la DOC dei vini
ad una settimana dall'entrata in vigore della riforma del mercato comune del vino (ocm)

Quando l'unione che fa la forza. Un colpo di mano degli spagnoli, con la complicità silente di francesi e tedeschi e il disinteresse dei partner nordici, rischia di mandare fuori gioco l'Italia del vino.Che,un po' per il clima vacanziero e soprattutto per lacerazioni interne su questioni cosiddette di principio come l'introduzione dei "bag in box" per i prodotti Doc, non si accorta del doppio gioco comunitario su questioni sostanziali.
A una settimana dall'entrata in vigore della riforma del mercato comune del vino ( Ocm) varata poco prima di dicembre, ecco fiorire tra le pieghe del documento Ue un suggerimento non codificato dagli accordi ufficiali. In sostanza, Bruxelles ha proposto agli Stati membri – che si apprestano a formulare i pareri al nuovo regolamento sul passaggio delle denominazioni Doc e Igt a Dop e Igp – di considerare come fattibile l'idea della menzione "vino comunitario". L'indicazione andrebbe riservata ai blended, vale a dire i vini da tavola provenienti da più Paesi che, in quanto miscelati, non possono avere in etichetta l'indicazione di "vino prodotto in ...". Parliamo di una realtà che, tradotta in cifre, può volere dire da un quarto a un terzo dell'intero business vinicolo di ciascun Paese.
Cosa voglia dire tutto questo è presto detto: qualsiasi cantina della Ue a 27 può prendere vino da tavola sfuso prodotto in altri Paesi membri, imbottigliarlo e venderlo come "vino comunitario". E,volendo, anche con il nome del vitigno e dell'annata, così come ora è possibile farlo per tutti i vini da tavola. La nuova menzione verrebbe inserita nella classificazione tra i prodotti da tavola sic et simpliciter e delle
Denominazioni d'origine.
L'idea sarebbe delle sempre più potenti lobby spagnole che intendono dare uno sbocco alle grandi quantità di vini anonimi provenienti dai nuovi impianti, che tra l'altro nulla hanno a che fare con i prodotti delle denominazioni storiche come Rioja, Malaga, Jerez, Ribera del Duero. Con il rischio che, trattandosi di prodotto generico, questo vino possa anche provenire da Paesi terzi e che, dopo una semplice triangolazione, assuma lo status comunitario.
Con l'espediente della «menzione " vino comunitario" –fa notare il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro – di fatto si permetterebbe ai francesi e agli spagnoli di recuperare le indicazioni generiche dei vitigni e fargli fare un salto di qualità ». Un problema che l'Italia non ha perché le Igt sono indicazioni geografice, cioè di provenienza circoscritta.
«Gli spagnoli - commenta il responsabile vino di Coldiretti, Domenico Bosco – oltre ad avvalersi di un sostanziale via libera francese, che ha fatto sapere di considerare la questione non prioritaria, avrebbero incassato il sì dei tedeschi. I quali hanno fatto capire che il problema non li riguarda, salvo poi scoprire che la Germania esporta più vino di quanto ne produce. Da dove lo prende? E domani che faranno i nuovi partner?». Insomma, dire che l'entrata in vigore della nuova riforma veda l'Italia svantaggiata sembra un eufemismo.
A tenere desta l'attenzione dei vignaioli italiani in questo mese di agosto non ci sono solo le notizie sulla prossima vendemmia. Che quest'anno tarda di una quindicina di giorni rispetto a un anno fa, riportandosi al suo periodo più consono. Le prime indicazioni Uiv-Ismea stimano un recupero del Sud con un incremento complessivo del 10% circa rispetto ai 43 milioni del 2007. Oggi però la domanda più insistente è sapere come funzionerà la riforma, a grandi linee divisa in due parti e la cui valenza dovrebbe arrivare fino al 2012, salvo verifiche intermedie. La prima parte, quella relativa alle cosiddette "misure di mercato" sono decollate con il regolamento 555. In specie dedicato alle pratiche enologiche con la liberalizzazione dello zuccheraggio in testa, la distillazione, la ristrutturazione dei vigneti e i premi per l'estirpo con copertura comunitaria per un totale di 175 milioni di euro. Tutte problematiche che non hanno premiato l'Italia, se si esclude il capitolo delle promozioni.
Per la seconda parte della riforma, vale a dire quella sulle denominazioni, il tutto è rinviato di un anno. Ma questo non significa che le diplomazie restino ferme. Anzi, il tentativo di creare ad hoc una menzione non prevista negli accordi suggerisce che è proprio ora il momento delle grandi manovre. Tanto più che si tratta di una questione di estrema importanza per l'Italia. Il motivo si spiega nel cambio di registro che a partire dal primo agosto 2009 interesserà l'istituto delle Denominazioni d'origine controllate che dovrà essere abbandonato per confluire nel regolamento 510/2006 delle denominazioni protette. Per l'Italia, che con 472 Docg, Doc e Igt guida la classifica a livello distanziando di molto gli inseguitori, si tratta di un passaggio epocale che interesserà in egual misura tutte le componenti della filiera.



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