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domenica 16 giugno 2019  

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La disfida dei vini: verifiche per il Nobile di Montepulciano
dopo il brunello, altro stop dall'america

Due etichette nel mirino dopo le ispezioni della Finanza. L'ipotesi: usate uve non solo toscane Nei mesi scorsi, lo scandalo (poi rientrato) del Brunello; adesso spunta l'affare del «Nobile di Montepulciano». Non c'è pace per la Toscana del vino. Rimbalza, infatti, dalla stampa specializzata Usa un nuovo stop deciso dall'agenzia federale Ttb (Alcohol and tobacco tax and trade bureau). Che ha «prudenzialmente » deliberato di sospendere l'approvazione delle etichette per i nuovi esportatori del «Nobile». Ciò, in attesa di verifiche e certificazioni sul rispetto del Disciplinare di produzione.

Intendiamoci, come accadde per il Brunello di Montalcino, qui non sono in discussione la qualità e tantomeno la sicurezza alimentare ma le uve e i vitigni di composizione. Per il «Nobile di Montepulciano », il disciplinare prevede l'uso del 70 per cento di sangiovese e il 30 di altri uvaggi, purché provenienti da viti della zona. Sembrerebbe — il condizionale è d'obbligo poiché la vicenda è tutta da chiarire — che, nel corso di una serie di ispezioni fatte nelle scorse settimane dalla Guardia di Finanza, due produttori (Gattavecchi e Cooperativa Vecchia Toscana) siano finiti sotto tiro per presunte irregolarità. In sintesi, avrebbero utilizzato uve provenienti da altre regioni italiane. «È solo un'ipotesi — nota Federico Carletti, presidente del Consorzio del Nobile di Montepulciano — le due aziende, infatti, continuano a lavorare». Aggiunge: «Le notizie terroristiche sono state date da Wine Spectator. Prestigiosa rivista, certo. Ma in questi casi occorre andare con i piedi di piombo, poiché basta un dettaglio sbagliato per creare grossi equivoci».

Un motivo di (magra) consolazione in questa nuova vicenda vinicola è che nello stesso «limbo» ora si trova anche il vino francese St Emilion, pregiato bordeaux. Insomma, l'attenzione degli Usa per i vini d'importazione (di alta qualità e quindi di caro prezzo) è costante e puntigliosa. L'Ice (Istituto per il commercio estero) di New York fa sapere: «Le richieste di esportazione saranno sospese finché le autorità dei due rispettivi Paesi — Italia e Francia — non certificheranno che i produttori richiedenti non sono coinvolti in indagini». E Art Resnick, portavoce di Ttb, ha precisato: «Non è un problema di sicurezza, siamo solo preoccupati per possibili frodi ai danni dei consumatori».

«Dobbiamo essere rigorosi — avverte il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia —. Il mercato Usa per noi è fondamentale. Basti dire che il nostro export agroalimentare vale 3 miliardi e mezzo di euro». È Ferragosto, ma l'iperattivo ministro si è già messo in contatto con il collega francese, con gli Stati Uniti e l'ambasciatore Usa in Italia, Spogli. «Sul Nobile di Montepulciano — spiega — occorre fare chiarezza subito. E io farò il massimo per salvaguardare la nostra produzione. Ma, sia chiaro, tolleranza zero per i furbi. Se un Consorzio si dà alcune regole, vanno rispettate». Chiede interventi tempestivi, «per evitare danni al territorio e alle aziende vinicole », anche il vicepresidente della Regione Toscana, Federico Gelli. Del resto, la questione del Brunello «taroccato » (alcuni produttori non avevano rispettato il Disciplinare che prevede l'utilizzo del 100 per 100 di uve sangiovese) ha dimostrato com'è facile mettere a rischio l'immagine mondiale del vino italiano. Zaia riuscì a chiudere la partita, istituendo un Comitato di garanzia ministeriale per i controlli. Il Consorzio approvò l'iniziativa, e gli Usa revocarono il blocco.



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