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mercoledì 23 ottobre 2019  

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Faccia a faccia sul Brunello
sangiovese in purezza o modifiche al disciplinare?

Venerdi' 3 ottobre,  presso l'Aula Magna storica dell'Universita' degli Studi di Siena, si terra' l'incontro "Faccia a faccia sul Brunello", organizzato dall'associazione di enoteche italiane "Vinarius".

I protagonisti saranno il giornalista Franco Ziliani, curatore del blog vinoalvino.org e sostenitore dell’attuale disciplinare che fa del Brunello un Sangiovese in purezza, accompagnato dal produttore di Barolo, Teobaldo Cappellano, e l'enologo Ezio Rivella, per molti anni amministratore delegato di Villa Banfi, sostenitore dell’esigenza che tale disciplinare possa essere modificato, accompagnato dall'enologo Vittorio Fiore.

 

Riportiamo un riassunto del parere dell’enologo Ezio Rivella da un’intervista rilasciata alcuni giorni fa.

“Pensare che il vino venga buono solo perchè si è rispettato il disciplinare, è un errore fondamentale!”

Sono per la modifica del disciplinare, un intervento tempestivo in questo senso avrebbe evitato una catastrofe; il Brunello, dopo le vicende dal vinitaly ad oggi, è scomparso dall’attenzione dei media, se non per le disquisizioni scandalistiche. Il consumatore, che ha sentito parlare di “Brunello taroccato” come pensate che spenderà i suoi soldi? Vendere Brunello sarà sempre più difficile, anche per chi ostenta il prodotto “puro”. Occorrono disciplinari elastici, che consentano al produttore di cimentarsi nella via dell’impegno qualitativo e personalizzare il più possibile il suo vino, in modo che il cliente-consumatore lo riconosca, si fidelizzi.

Fondamentale , per la denominazione di origine, deve restare il territorio, inteso come terreno, esposizione, clima, ambiente e persone. La ricerca della qualità comporta un impegno costante in vigneto e in cantina, cercando di migliorare in continuazione, e non il rispetto di schemi prestabiliti. Il Brunello che ha conquistato il mondo non è quello descritto succintamente (e ridicolmente) dal disciplinare. E’ l’altro, quello sapientemente migliorato. La modifica da operare è semplicissima, il Brunello si produce con almeno l’85% di uve Sangiovese, complementari le altre varietà di uve a bacca rossa coltivate a Montalcino. Un vino così concepito è conforme anche alla prassi internazionale ed anche alle norme USA che considerano questa percentuale idonea a considerare il vino da “uve Sangiovese”. Un vino così concepito non si può dire che non mantenga il carattere, l’impronta del territorio. Chi poi pensa di fare di più utilizzando il 100% Sangiovese avrà successo se riesce a convincere i propri clienti.

Il Sangiovese non ha assolutamente una marcia in più, i difetti di famiglia, nonostante i progressi in tema di coltivazione e vinificazione, restano: è un vitigno difficilissimo, con problemi di maturazione, specialmente sotto l’aspetto degli aromi e del complesso tannini-coloranti, la produzione va molto contenuta altrimenti da esiti scadenti e comunque il risultato può considerarsi particolarmente riuscito una vendemmia su venti, in altre parti del pianeta fanno vini eccelsi tre anni su cinque. I problemi sono l’eccessiva magrezza, acidità, tannini ruvidi e sgraziati, difficoltà di estrazione del colore ed eccessiva perdita dopo la vinificazione; questo prodotto può comunque essere paragonato ad un’ottima intelaiatura, che assicura al vino una certa longevità. Con gli anni i difetti si smorzano, e se il telaio è stato sapientemente rivestito, il risultato può essere eccezionale. Il merito del miracolo Montalcino va attribuito al territorio ed ai produttori, non al Sangiovese. Il parere di un ristoratore americano: i vini che ho comprato sono molto buoni e poco importa se si tratta di Sangiovese al 100 %. E’ il consorzio del Brunello che dovrebbe presentare questa modifica ma sono i produttori che devono essere convinti che hanno tutto da guadagnare con la correzione di rotta.

 

Riportiamo di seguito il parere, contrario, di Vinarius Associazione Enoteche Italiane

“Conquista ciò che hai ereditato dai padri per possederlo veramente” (Goethe)

 

Attorno a questa frase ruota il senso del pensiero che molti amanti del vino italiano vibratamente cercano di affermare avverso le tendenze modernistiche dei produttori più potenti. Nella difesa dell'identità di ciò che si è ricevuto in dono dal passaggio dei padri sta l'intero valore del progresso, null'altro risultando più importante dell'approfondire la conoscenza della materia applicando le capacità e le tecniche dei tempi presenti.
Invece incalza l'affair Brunello nel senso più tragicamente prevedibile: si preme per cambiare il disciplinare per "svecchiare" il Sangiovese e renderlo "ufficialmente" gradito ai palati merlottizzati e innumerevoli sparsi per il mondo che nulla sanno - e forse nulla sapranno mai - della magia di questo vitigno tutto italiano.
Angelo Gaja, gran maestro della nobile arte di fare il vino e di comunicarlo, salomonicamente parla di cambiamento trasparente, nel senso che sia libero il produttore di aggiungere Merlot al Sangioverse grosso purchè lo indichi in etichetta. E' perfetto: tanto la parola BRUNELLO campeggerebbe comunque ed è proprio questo ciò che nessuno molla. Disciplinare nuovo, sistemi vecchi.
Diciamo semplicemente che se l'inopinato ma forse inevitabile destino della Docg sarà quello di sdoppiarsi, allori ai  produttori tradizionali che intendono restare tali per dare un valore alla loro scelta, non resterà che chiedere di essere tutelati da regole restrittive, capaci di garantire solo ai migliori il vanto e il merito di poter scrivere in etichetta "BRUNELLO TRADIZIONALE". Questo almeno lo si deve riconoscere per forza: puro scempio sarebbe azzerare la differenza tra un sangiovese puro e un meticcione. E' vero che i ricchi russi o cinesi o di chissaddove non sapranno neanche cosa vuol dire tradizionale, ma al farisaico utilizzo dell'italico e originale nome Brunello per un vino "impuro" almeno si ponga il limite di avere per disciplinare una doppia identità, la più nobile delle quali sarà privilegio non dei ricchi o degli ignari ma dei colti che amano la storia italiana.
C'è da ricordare però che la storia non si cambia. Il futuro del Brunello sarà comunque legato all'inimitabile sapienza di chi continuerà a lavorare per il vero, puro Sangiovese; sarà di chi avrà conservato e arato solo i vigneti migliori, quelli veramente vocati per il Brunello; sarà di chi avrà avuto il coraggio di restare oggi in minoranza, forte tuttavia di quel senso etico che da sempre, a dispetto delle grandi cavallerie, ha da solo cambiato il mondo.
Di certo il grande businness moderno, fatto di grandi e piccoli approfittatori,  non sarà d'accordo, ma la frase di Goethe è una di quelle verità fondamentali che stanno alla radice di ogni identità.
A Montalcino come ovunque, la ragione economica tenta di piegare quella storica: è assai più semplice spendere denaro rispetto all'investirlo saggiamente rispettando il tempo e la propria storia.
Aprendo le porte ad un  modernismo speculativo si disperdono la saggezza antica e il senso del futuro.
Così memoria e identità patiscono la stolida prepotenza del presente.
Saremo testimoni operosi nella misura in cui faremo della conquista del sapere l'origine e il fine delle nostre scelte.


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