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domenica 16 giugno 2019  

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Con fusioni e sinergie si diventa competitivi
per sopravvivere alle leggi del mercato bisogna unirsi

Per sopravvivere alle leggi di mercato ed essere più forti a livello internazionale bisogna unirsi. Ciascuno ha trovato la propria formula, l’importante è modernizzare e ottimizzare i costi. Numerosi sono gli accordi recenti all’interno di Federagri Confcooperative e Legacoop Agroalimentare.

 

Operare insieme, aiutare, contribuire per raggiungere un fine. E’ questo il significato del verbo latino cooperare, obbiettivo con il quale sono nate in Italia le Cantine Sociali.

Oggi la loro fisionomia è molto cambiata e nell’ultimo periodo si assiste ad un cambiamento che le riguarda nel loro complesso: abbandonano logiche  di quantità a favore della qualità, fanno ricerca e sperimentazione e, soprattutto si uniscono.

Si assiste ad un proliferare di accordi, fusioni ed acquisizioni come se fosse finito il tempo delle lotte fra campanili ed anche il particolarissimo settore delle cooperative avesse inteso l’importanza di fare squadra.

In un campo sempre più complesso e con un gran numero di attori occorre muoversi a livello nazionale ed internazionale, sostenere l’intero ciclo produttivo fino alla commercializzazione , contenere le spese. Per fare questo bene le imprese devono migliorare la propria competitività e attraverso una sola strada, lavorare insieme, fondersi, unirsi, aggregarsi conquistando maggior forza promozionale, controllando meglio il vino, perseguendo politiche mirate di commercializzazione e produzione.

Uno studio condotto da Federagri su un campione di 33 imprese distribuite su tutto il territorio nazionale evidenzia come il 61% del vino cooperativo prodotto è commercializzato in Italia. Il restante 39% all’estero, in ordine di quantità, Gerrmania, Stati Uniti, Canada e Svizzera, Inghilterra e Giappone. Potendo interagire con il mercato internazionale, dove la concorrenza anche di paesi produttori emergenti è altissima, evidentemente le aziende con maggiori dimensioni, contando su maggiori investimenti verso la gestione coordinata del vino, verso l’ampliamento della gamma di prodotti e verso il costo medio del valore per confezionato, risultano essere più competitive: “l’essere più competitivi dipende dalle dimensioni”.

Una delle ultime operazioni in termini di aggregazioni è la nascita del consorzio vitivinicolo “Collis Veneto Wine Group” . Si tratta di un consorzio di secondo grado nato il 26 Giugno e a tutti gli effetti operativo dalla vendemmia 2008, costituito da Cantina di Colognola ai Colli sca, Cantina dei Colli Berici di Lonigo, Barbarano e San Bonifacio sca e CEVICO. Le prime due Cantine conferiranno nel nuovo consorzio tutti gli assets produttivi, mentre alle singole cooperative spetterà la fase di ricevimento delle uve, CEVICO conferirà solo alcuni prodotti finiti destinati al completamento di gamma. Collis, con 3.000 soci viticoltori e  6.700 ettari di vigneto si affaccia sul mercato come un colosso da 1,4 milioni di quintali di uve per un corrispettivo di oltre 1 milione di ettolitri di vino l’anno lavorati in 6 stabilimenti di vinificazione. Questa importante operazione, sottolineano i presidenti di Colognola e Colli Berici è stata realizzata in vista di una maggiore capitalizzazione, per accrescere la massa critica e ampliare ala gamma delle produzioni. Il consorzio permetterà di ottimizzare le risorse umane e di realizzare sinergie per aumentare i ricavi e ridurre i costi: lo scopo è migliorare la presenza sul mercato, sia per l’ingrosso che l’imbottigliato, dove sono presenti i maggiori margini dell’intera filiera.

Altri sono gli esempi che confermano la tendenza all’unione nel settore delle Cantine Sociali. In Piemonte nasce la Tre Secoli, la più grande Cantina della regione dalla fusione tra la cantina di Mombaruzzo e Terre di Ricaldone. In Lombardia nasce “Terre d’Oltrepò”, per produzione e ettari di vigneto, una delle prime dieci d’Italia, dalla fusione della cantina Sociale di Broni e quella di Casteggio, scelta di campo, una fusione storica, dettata dalla ricerca di produzioni sufficienti a sostenere le richieste dei mercati esteri. Non dimentichiamo, dal 2003, la fusione LaVis Valle di Cembra del Trentino e, per L’Alto Adige, la fusione tra la Cantina di Terlano e quella di Andriano, una sfida di pianificazione e logistica.



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