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domenica 16 giugno 2019  

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Viticoltura in rapida evoluzione
le combinazioni migliori

L'incertezza regna sovrana nel settore vitivinicolo, non solo in Italia. Tralasciando gli effetti della crisi mondiale, che comunque sono assai pesanti, in tutta l'Unione Europea, si attendono gli esiti pratici dell'entrata in vigore della riforma della OCM vino che, per gli aspetti relativi alle denominazioni, prenderà avvio dal prossimo Agosto. La possibilità di indicare in etichetta il nome del vitigno (oltre all'anno di vendemmia) anche nei vini da tavola avvicinerà molto questa categoria a quella dei vini a denominazione di origine (che da DOC diverranno DOP, armonizzandosi con le regole già a valere per gli altri prodotti agroalimentari diversi dal vino) e determinerà, presumibilmente, un calo dell'attrattività delle denominazioni minori nei confronti del consumatore. Ci si attende pertanto un ruolo crescente del brand aziendale mentre sono già evidenti nuove tendenze d'acquisto sia nel canale moderno sia in quello tradizionale. Sempre maggior impatto avranno poi le questioni etiche ed ambientali su un prodotto che finora ha scommesso tutto solo sulla qualità percepita, o meglio su quella tempo per tempo codificata dai gusti e dai giudizi degli esperti. Complice una situazione economica in affanno sono tornati di moda i bianchi, soprattutto nelle versioni più beverine ed immediate. I rossi, comportando spesso periodi di invecchiamento, risultano più costosi ed anche per questo il consumatore ne compra di meno. Intanto si accumulano le domande per la sovvenzione agli espianti, con situazioni molto differenziate nelle varie regioni italiane, con il Nord poco o nulla coinvolto ed il Sud (Puglia e Sicilia ad esempio) che assomma tante richieste. Anche questi fenomeni condurranno a scenari produttivi differenti dall'attuale, e con la diminuzione della viticoltura in alcune aree si registrerà anche il calo nella richiesta dei vitigni tipici di quelle zone. Registriamo parallelamente la fine di alcuni fenomeni speculativi che hanno tenuto banco negli ultimi 15 anni: in pratica è improvvisamente cessato il flusso in viticoltura di capitali esterni (attori, calciatori, industriali); ritorna ad investire nel settore chi lo conosce bene e ritornano le scelte agronomiche più posderate a scapito di filosofie più innovative che aleggiavano precedentemente. Le aziende vogliono avere assicurata una certa produzione, dato che le rese ultra basse, finalizzate a vini di altissima gamma, non possono rappresentare più l'orientamento di tutti i produttori (il mercato dei vini di nicchia è roba per pochi).



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