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venerdì 22 marzo 2019  

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LE PREVISIONI ASSOENOLOGI SULLA PRODUZIONE VITIVINICOLA 2012 PER REGIONE
il commento di angelo gaja

Previsioni sulla produzione vitivinicola 2012 regione per regione

Regione

Produzione media 2007/2011 dati ISTAT

Ettolitri produzione 2011 dati ISTAT

% prevista rispetto alla media ultimi 5 anni

% prevista rispetto al 2011

Media ettolitri previsti 2012

Piemonte

2.748

2.683

-7

-5

2.550

Lombardia

1.258

1.313

-11

-15

1.120

Trentino A.A.

1.178

1.113

-19,5

-15

950

Veneto

8.231

8.710

-4,5

-10

7.840

Friuli V.G.

1.155

1.267

-1

-10

1.140

Emilia Romagna

6.520

6.455

-6

-5

6.130

Toscana

2.750

2.495

-30

-15

2.120

Marche

816

741

-4,5

+5

780

Lazio

1.525

1.205

-25

-5

1.150

Abruzzo

2.636

2.283

-9

+5

2.400

Campania

1.769

1.726

+7,5

+10

1.900

Puglia

6.297

5.777

-8,5

=

5.770

Sicilia

5.486

4.823

-3,5

+10

5.310

Sardegna

591

486

-17

=

490

Altre*

1.840

1.628

-16

-5

1.550

Totale

44.800

42.705

-8

-3,5

41.200

Fonte: Associazione Enologi Enotecnici Italiani

* Valle d'Aosta, Liguria, Umbria, Molise, Basilicata, Calabria

Il clima della vendemmia

 

E’ il cambiamento climatico, caratterizzato dal perdurare della calura estiva e della siccità,la causa del forte calo di produzione d’uva della vendemmia 2012 in Italia; per la stessa ragione erano state scarse le vendemmie del 2007, 2008, 2009 e 2011.

Inevitabilmente si aggiunge ora anche la scarsità presso le cantine delle giacenze di vino delle annate precedenti. Nel volgere di pochi anni si è passati da una situazione di produzione del vino italiano perennemente eccedentaria a quella di penuria.

Il cambiamento climatico ha reso sbagliate le previsioni vendemmiali di Luglio; calura e siccità si sono protratte per tutto il mese di Agosto, con l’uva già formata, asciugandola fino ad avviare fenomeni di avvizzimento degli acini, causando consistenti perdite di peso che sfuggono alle stime.

Occorrerebbe almeno attendere la fine di Agosto, dopo che è iniziata la vendemmia delle varietà a maturazione precoce, per rendersi conto delle perdite di peso; i produttori italiani hanno già dichiarato cali in tutte le regioni. E’ possibile che ci sia un recupero dovuto alle piogge di Settembre.

La produzione di vino è in Italia strettamente regolamentata. La superficie a vigneto del paese non può crescere, per piantare un nuovo vigneto occorre prima averne espiantato uno esistente, di pari superficie. Sarà così almeno fino al 2015, poi vedremo.

Il vino è un prodotto naturale, a determinare la quantità d’uva sono le condizioni climatiche , è il cielo il tetto del vigneto. E’ un concetto che sfugge alla finanza e chi commenta i risultati economici del settore vinicolo.

C’è chi teme che il vino italiano venga a mancare, che non se ne produca più a sufficienza per soddisfare la domanda del mercato interno e mantenere le quote di export faticosamente guadagnate. Già negli ultimi sei mesi l’export ha arrestato la sua corsa e ha cominciato a flettere. Ma non costituisce affatto un segno preoccupante perché la perdita si concentra sul vino sfuso, buona part del quale veniva venduto a prezzi stracciati: meglio che resti in Italia ad alimentare la produzione del confezionato. Il prezzo medio per litro del vino italiano esportato è ancora uno dei più bassi, distanziato largamente da quello della Francia ma superato anche da quello di Stati Uniti, Nuova Zelanda, Cile e Argentina. E’ giusto essere orgogliosi dei vini che si producono in Italia, occorre esserlo meno quando vengono svenduti. Se l’offerta di vino italiano cala e la domanda cresce o resta invariata è inevitabile che i prezzi crescano. Sono già in forte tensione i prezzi delle uve e lo saranno a breve i prezzi del vino all’ingrosso, entrambi rimasti fermi da 10 anni. A crescere saranno anche i prezzi delle bottiglie di vino ora offerte su scaffale a meno di 3,00 euro, che rappresentano il 70% delle vendite presso la grande distribuzione italiana. E’ possibile però che la crescita dei prezzi delle uve e del vino all’ingrosso diano il via ad un processo virtuoso: spronare parte di quei produttori a migliorare la qualità, ad applicarsi per costruire maggior domanda nelle fasce dei prezzi medio-bassi, ad imparare a vendere meglio.

E’ ancora il cambiamento climatico ad introdurre una svolta epocale nella coltivazione della vite. Nelle regioni italiane più afflitte dalla calura si chiede che venga autorizzata anche per i vini a denominazione, l’irrigazione di soccorso, fino ad ora vietata; si dovrà anche imparare a proteggere meglio il vigneto dall’evaporazione dell’umidità del suolo. Prendono vigore malattie della vite che sembravano sopite mentre si avverte forte l’esigenza di un minore impiego di pesticidi in viticoltura. Le conoscenze acquisite in passato devono essere rapidamente integrate con quelle della  ricerca, della tecnologia e della capacità di osservazione dei viticoltori. E’ questo il passaggio che al momento desta maggiore preoccupazione.

 

A.Gaja, 07 Settembre

 

 



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